NASCITA DEL PROGETTO

Ancient Appia Landscapes nasce dalla volontà di affrontare in modo organico lo sviluppo topografico del tracciato della Via Appia a sud di Benevento, inserendolo in un più ampio programma di ricostruzione dei paesaggi antichi. Il progetto di ricerca, coordinato dal Prof. Alfonso Santoriello, docente di Metodologia delle Ricerca Archeologica e Archeologia dei Paesaggi all’Università degli Studi di Salerno, prende origine nel 2011 nell’ambito di una convenzione stipulata tra la Soprintendenza Archeologia della Campania e il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale e si pone l’esigenza di verificare sul terreno i segni, le tracce archeologiche che hanno prodotto la serie di ipotesi e ricostruzioni, andando a ricomporre non solo il tracciato della strada, ma anche un contesto più vasto, dove possano essere messe in valore le dinamiche insediative antiche nel loro complesso e non il singolo monumento o tratto viario. Il territorio preso in esame è un vasto comparto che si estende a Nord fino al corso del fiume Calore, a sud alla Strada Statale n. 7 Appia e a Sud-Est al confine con la provincia di Avellino.



Area interessata dal Progetto AAL e le ipotesi del tracciato della Via Appia

IL TERRITORIO E LA VIA APPIA

Pur essendo la Via Appia uno dei più importanti assi viari citati sia nelle fonti antiche sia nella recente letteratura, sussistono non pochi problemi sulla precisa identificazione di alcuni dei suoi tratti. In particolar modo, appare ancora incerta la ricostruzione del percorso viario tra Beneventum e il Ponte Rotto (o Ponte Appiano) sul Calore (dove sarebbe collocata la c.d. Statio ad Calorem).

Le prime ipotesi ricostruttive sul percorso risalgono ad un periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo e si basano su alcuni elementi archeologici, che, tuttavia, risultano spesso fuori contesto, frutto sia di recuperi fortuiti sia di attività di ricerca non sistematiche. L’attenzione degli studiosi locali si è principalmente focalizzata sulle macro evidenze presenti nel territorio, quali frammenti di iscrizioni o cippi miliari, e sull’interpretazione di documentazione di epoca medievale, che, seppur fondamentale, risulta poco confortata da dati archeologici concreti e documentabili.

La città era attraversata da due grandi arterie, la via Appia, che da Capua arrivava fino a Brindisi, e la via Latina, che la raggiungeva da Teano, passando prima per Alifae e Telesia; altre arterie minori collegavano, inoltre, Benevento anche all’Alto Sannio, all’Irpinia e al Salernitano.
La Regina Viarum, attraversata la città per circa un miglio, si dirigeva ad Est verso Aeclanum. Sulla identificazione topografica di questo tratto gli studiosi non sono ancora concordi; certo è che secondo gli Itinerari dovevano esservi appena fuori della città una statio in corrispondenza del IV miglio (Nueriola o Nuceriola) e una successiva, a X miglia (ad Calorem) nel luogo del Ponte Rotto di Apice, ancora oggi in gran parte conservato


Porzione della Tabula Peutingeriana con la città di Beneventum e la statio Nuceriola o Nueriola

Nuceriola, indicata nella Tabula Peutingeriana (Pars. VII - Segm. VI) come prima stazione dell’Appia dopo Benevento in direzione di Brindisi, è stata identificata su basi antiquarie dal Meomartini nel 1897 in contrada Cancelleria. Lo stesso studioso, successivamente nel 1903, riteneva che la statio dovesse essere posta più a sud, in contrada ‘Piano Cappella’, sulla base di alcuni ritrovamenti archeologici.

Solo alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso un’ulteriore ipotesi sul tracciato è stata elaborata da L. Quilici ritenendo che l’Appia, in uscita da Benevento, passasse per l’area detta di San Cumano, dove sono note una serie di evidenze sparse.

Ancient Appia Landscapes si colloca all’interno del quadro descritto con l’obiettivo esplicito di provare ad elaborare non solo ipotesi valide di sviluppo del tracciato dell’asse viario, pur importante e strategico, ma anche di mettere in valore, in un contesto più ampio, i fenomeni ambientali e le dinamiche insediative e di popolamento che hanno determinato le attività socio-economiche e produttive sviluppatesi in questo comparto territoriale fortemente connotato dal passaggio dell’Appia.

In questo senso, la scelta metodologica decisiva è stata quella di un approccio “globale” allo studio del territorio che ha comportato l’avvalersi in maniera sistematica di strategie, metodi e tecniche caratterizzate da approcci multi ed interdisciplinari, frutto di un crescente scambio di conoscenze tra specialismi diversi (archeologi, geomorfologi, botanici, antropologi, economisti del mondo antico, ecc.) con il comune obiettivo della ricostruzione storica del territorio antico e dei paesaggi occorsi nel tempo.